Rosa Rosae allaccia il grembiule, cucina e dissemina ricette senza pretesa alcuna.
Non saranno indicate calorie (deprimenti!) e neppure tempi di cottura al nanosecondo (ansiogeni!).
Non insegnerà né a cucinare, né a sopravvivere a suon di hummus e sensi di colpa: non ne sarebbe in grado.

Ci saranno ricette vere, per pietanze assolutamente commestibili
senza ossessioni da food stylist, senza compiacimenti nutrizionistici, senza prescrizioni dietetiche.
Ma soprattutto racconterà storie, e pure abbastanza approssimative, tra cibo di conforto e cibo di resa.

Sono storie "dalla sua cucina":
quelle che ama raccontare con una punta di sarcasmo marinato a fuoco lento,
spadellando con unghie laccate e tacco dodici (ma quando mai!?!?) mentre il soffritto sfrigola
oppure brandendo in aria il cucchiaio di legno sporco di sugo
per ripassare la lezione su cosa significhi "relazione".

Per Rosa, la cucina non è terapia, non è punizione. È un rito. Un gesto di resistenza. Un’arte sensuale e sfacciata.
È il posto dove la forchetta diventa un’arma, la cipolla una confessione e il sugo una dichiarazione d’intenti.
È questa la chiave: "dalla sua cucina" decollano dichiarazioni d'intenti.

Si può cucinare con amore, ma anche con rancore, chi lo vieta?
Non vi è mai capitato di preparare una carbonara come fosse una vendetta?
O di sbattere un uovo e pensare a una risposta maleducata che avreste voluto dare?
Di impastare il pane ricordando il tizio che ripeteva "quanto sei morbida"?
Di gratinare un finocchio con la stessa grazia con cui si manda a fanculo un ghoster?

L’acquolina in bocca è una raccolta di piatti, e non solo.
Ogni ricetta è una scusa per raccontare qualcosa. 
Ogni ricetta ha una storia. Ogni storia ha un sapore.