In Nord Europa lo chiamano Hot Spritz o Winter Spritz, ed è un must da qualche stagione. In Austria e Germania è già un classico dei mercatini natalizi. In Danimarca e Olanda ci giocano come variante chic, e pure lungo tutto lo Stivale inizia a far capolino soppiantando il vin brulé.
In pratica, hanno preso il più civettuolo degli aperitivi italiani e l’hanno declinato in un rito d’inverno: bollicine calde, profumo di cannella, l’illusione che anche il gelo diventi festa.
Io che al "gelo" mi adatto malamente, ho optato per il Winter Spicy Spritz, sperando nel potere ardente che pizzica la lingua.
L'esperimento mi lascia troppi dubbi. E, per onestà intellettuale, mi trovo costretta a dire che lo "spritz caldo" è un ossimoro travestito da long drink, una specie di negazione di se stesso. Lo spritz italian style frizzante e leggero da piazza estiva che si trasforma in una tisana ubriaca da mercatino nordico. O un vin brulé che pensa di aver moda perché ha sfogliato qualche rivista patinata e adesso si finge glamour.
La cannella non lo nobilita, lo compromette: fa profumare di pasticceria quello che dovrebbe sapere di aperitivo. E tu lo bevi lo stesso, perché è Capodanno, perché fuori gela, perché dopo tre bicchieri non distingui più tra un brindisi e un atto di resa: ti illude di avere ancora vent’anni, mentre le guance diventano paonazze e la dignità evapora. Promemoria che persino le tradizioni italiane, se esportate, finiscono bollite.
A dirla tutta, si ha la sensazione che il Winter Spicy Spritz non accompagni il brindisi, piuttosto lo saboti. Perché alla fine della festa, aleggia un tetro presentimento: che l’anno nuovo stia per iniziare "tale e quale" quello vecchio che finisce, con un bicchiere troppo dolce e un po’ di amarezza sul fondo.