Vellutata di Topinambur, ovvero il carciofo di Gerusalemme

Sospetto nel nome (e nel soprannome), promette passione ma regala flatulenze. Per cuori impavidi, fianchi morbidi e chef in lacrime.

Tutto è iniziato con un cuciniamo insieme e si è rischiato che finisse in una seduta spiritica.

Radice brutta e storta, il Topinambur sembra nato per restare nell’ombra, e invece quando lo riduci in crema si trasforma: morbido, elegante, profumato di terra e di bosco, scivola gentile sul cucchiaio, nonostante quel retrogusto di ferro e ostinazione.
La patata gialla? L’ex che ti ha deluso ma che almeno portava i fiori. L’olio di cocco è lì solo per dire che sei alternativa. Il miele di castagno? Tristezza dolciastra, come una storia iniziata a ottobre e finita a novembre con un ghosting su WhatsApp. E l’essenza di tartufo… beh, chi ce l’ha, la spruzza ovunque, come i filtri di Instagram. I taralli tritati grossolanamente sono la vera verità: lo sbriciolarsi delle illusioni su un letto tiepido di ambiguità. Lo zenzero è quello fa il lavoro sporco: aiuta a digerire una vellutata che si presenta alquanto indigesta.

E invece no! Perché, a gustarla a piccoli cucchiaiate, è buona.
In definitiva: un piatto che seduce, finge empatia, ti bacia in fronte ma ... poi ti lascia senza preavviso. Bon appétit, care.

Scheda Ricetta

Ingredienti

  • topinambur 250 g pelato e affettato sottile: leggermente afrodisiaco, lievemente indigesto, come certi flirt
  • patata a pasta gialla 1 la base solida, come certi ex che almeno pagavano la cena
  • olio di cocco vergine 1 cucchiaio profuma di vacanza, promette rivoluzioni, poi lo metti ovunque e scopri che sta bene solo dove vuole lui: non è versatile, è egocentrico
  • radice di zenzero fresco q.b. non lesinare: deve pizzicare come una parola fuori posto
  • miele di castagno 1 cucchiaino amaro e sensuale, come certe storie finite
  • brodo vegetale 200 ml ma fatto bene: con i vegetali e non con il dado del supermercato
  • essenza di tartufo 2 gocce solo 2: se eccedi, sembri in gita col Rotary
  • peperoncino tritato 1 pizzico il brivido prima del disastro: aumenta la "libera" circolazione del sangue e delle intenzioni
  • sale Maldon q.b. per fingere che hai studiato cucina nordica
  • taralli sugna e pepe, foglioline di salvia q.b. per "decorare"

Procedimento

1
In un pentolino, sciogli l’olio di cocco e fai soffriggere lo zenzero (il profumo deve evocare voglia di lenzuola, non di tisane ayurvediche).
2
Aggiungi topinambur e patata, lascia rosolare (con discrezione, come chi sa di piacere).
3
Sfuma con brodo caldo e fai sobbollire per 20 minuti (il tempo perfetto per una playlist erotizzante che mescola Sade e Battisti).
4
Frulla tutto fino ad ottenere una crema liscia (come la pelle dopo il primo scrub dell’anno).
5
Aggiungi miele, pepe, tartufo, Cayenna (assaggia, arrossisci).
6
Versa in una ciotola elegante, guarnisci con i taralli frantumati al coltello - come qualcuno ha fatto con i tuoi sentimenti - e un’ombra di salvia - foglioline croccanti fritte due secondi prima - che rendono il tutto ancora più snob.
7
Servi "tiepida" perché "bollente" manderebbe un messaggio sbagliato: questa è serata di promesse che non si manterranno.