Ci sono donne che attendono in calda trepidazione il principe.
Ci sono altre donne che, il principe, anche obtorto collo lo salvano.
E poi ci sono quelle donne, chelle llà che, quando finalmente il principe arriva, hanno già messo su un bar.
Ecco, ça va sans dire, il mio bar ha un’insegna al neon multicolor che recita Qui non si servono illusioni, né si accettano in cambio di moneta.
La ricetta che segue è nata così: quando, tra un latinismo e un francesismo colorati di farsa napoletana, è arrivata la doccia fredda, pressoché gelata, della disillusione.
Come riscattarsi? Cambiando le carte in tavola. E come si comincia a ribaltare una situazione insostenibile? Allenandosi con le ricette.
La cucina, e pure la mixology, sono scienza esatta, dicono. Se riesci a fare qualcosa di dignitoso, oltre che di commestibile, ribaltando una ricetta … allora sì, sì che ce la farai a dare nuovo corso alle tue relazioni!
E ho scelto, come alleata, la barbabietola rossa, dolciastra, un po’ infida. Appena la tagli sanguina, macchia le mani, segna il tagliere. Non si piega: resta dolce anche se la cuoci, resta rossa anche se la nascondi in un frullato. Non cambia per piacerti o compiacerti.
In cucina è trasformista: vellutata elegante, carpaccio crudo, contorno proletario, persino dessert ardito. Ovunque la metti, lascia il segno, letteralmente. È il promemoria che la terra può essere zucchero e sangue insieme.
Io ho cominciato da questa ricetta: dosi per una donna sola ma molto, molto, molto determinata.