Cara Rosa,
ti scrivo perché sei una donna (almeno spero che tu lo sia) e puoi aiutarmi ad affrontare razionalmente questa cosa che mi sembra ancora troppo assurda.
Dopo 11 anni di relazione e convivenza, la mia compagna mi ha lasciato. Mi ha comunicato la sua intenzione una sera a cena, e la mattina successiva è andata via. Non mi è stato più possibile parlarle, neanche telefonicamente, neanche via mail. Questo accadeva sette mesi fa.
C'erano stati dei segnali? Lei dice di sì. Dice che da un anno era diventata insofferente alle mie effusioni, alla nostra intimità, addirittura alla mia presenza. Dice che ha provato a parlarmene mentre io fuggivo da conversazioni di cui intuivo il contenuto. Dice che il suo atteggiamento nei miei confronti era cambiato da tempo ma avevo preferito non accorgermene.
Ma come è possibile? Come è possibile che invece a me sia sembrato tutto "normale"?
Da qualche settimana il mio stato è cambiato: da stordito a rabbioso. L'ho incrociata per strada mano nella mano con un altro uomo. La sua espressione era serena, direi felice: la sua vita è andata avanti, la mia rimane spezzata. E provo rabbia perché mi ha lasciato, per essermi sentito dire che non ho capito.
Perché non riesco ad andare avanti anche io?Andrea, 42 anni
Caro Andrea,
innanzitutto sì, sono una donna. Almeno così era l’ultima volta che ho controllato.
Ma veniamo a te e al tuo melanconico dramma greco. Tu chiedi: "Com’è possibile che io non mi sia accorto di nulla, mentre lei già stava staccando la spina?".
Semplice: perché ti faceva comodo non vedere. Perché affrontare i problemi è faticoso e tu hai preferito la copertina della "normalità" piuttosto che la verità che graffia o addirittura lacera.
Lei ti dice: "Te l’avevo detto, ero insofferente, ho provato a parlartene". E tu? Hai fatto la stessa cosa che fanno i bambini quando non vogliono sentire: ti sei messo le mani sulle orecchie. Solo che lei, a differenza dei bambini, non giocava.
Ti senti spezzato, arrabbiato, abbandonato. E lei? Sta già passeggiando serena con un altro. Non perché sia crudele, ma perché ha elaborato il lutto della vostra relazione quando tu eri ancora intento a scrollare le spalle e cambiare canale.
Perché non riesci ad andare avanti? Perché confondi la rabbia con l’elaborazione. La rabbia è energia sprecata: ti illudi che serva a "punirla", ma in realtà è solo un anestetico che ti tiene fermo al palo.
Vuoi un consiglio pratico, non edulcorato?
Smettila di raccontarti la favola del "non me ne sono accorto." Te ne sei accorto eccome, solo che non hai voluto guardare. E adesso che il sipario è calato, il vero lavoro è accettare che non sei la vittima di un colpo di scena teatrale: sei il protagonista che ha ignorato tutti gli avvisi luminosi.
La domanda giusta non è "perché lei è felice e io no?" ma "cosa posso imparare per non ridurmi di nuovo così?".
Fino a che non la formuli, resterai stordito e rabbioso. Quando la formulerai, inizierai a vivere.
Con brutalità affettuosa,
Rosa Rosæ