Cara Rosa, più invecchio più ho voglia di "cacciare"

Non c’è nulla di male nel godersi un po’ di sguardi, ma attenzione che non diventi un modo per riempire un vuoto.

Cara Rosa,

ho quasi sessant'anni, sposata da ventotto, due figli adulti che lavorano e vivono in un'altra regione. Tutto abbastanza tranquillo fino a cinque anni fa.
Amo mio marito, non lo lascerei per nulla al mondo - il nostro matrimonio non è stato messo in discussione neanche dalle sue numerose scappatelle - ma da cinque anni circa, praticamente da quando i figli hanno lasciato casa e io sono andata in pensione, mi sento di essere spesso "a caccia" di uomini. Quando esco con le amiche, anche quando sono sola in giro, mi ritrovo a prestare attenzione agli uomini: cerco il loro sguardo, il loro apprezzamento, il loro corteggiamento. Poi non succede nulla. Torno a casa e felice di ritornare tra le braccia di mio marito. E più passa il mio tempo, cioè più invecchio, più questo bisogno di conferme da parte di altri uomini diventa insistente.
La mia amica del cuore mi dà della stronza e mi ricorda continuamente che, anche solo col pensiero, sto tradendo mio marito, che non sono leale nei suoi confronti. Io invece penso di non stare facendo nulla di male. Probabilmente devo mettere a posto qualcosa con la mia autostima se ho bisogno di piacere ad altri uomini per tornare a casa serena, ma non credo di stare facendo male a nessuno, nemmeno a me stessa.

Vanna, 59 anni

Cara Vanna,

curiosa cacciatrice col carrello della spesa, elegantemente mimetizzata tra gli scaffali della vita coniugale e che centra l’obiettivo meglio di un falco pellegrino ma giura di preferire sempre il nido. Mi stai simpatica!
Mettiamola così: non sei un mostro, non sei infedele, non sei "stronza" (non dare troppo peso alle parole leggere della tua amica). Sei semplicemente… viva. E quando una donna viva arriva alla soglia dei sessanta, con un matrimonio che ha visto più stagioni di "Beautiful", il suo corpo - e pure la sua vanità - chiedono un applauso ogni tanto. È fisiologia dell’anima, non pornografia sentimentale.
Il punto è un altro, molto più sottile e molto più interessante: tu non sei in cerca di uomini, ma di una te stessa che avevi lasciato in sospeso.
Per ventotto anni sei stata moglie, madre, lavoratrice, colonna portante. Adesso che la casa è più silenziosa e il tempo più largo, hai spazio sufficiente per sentire quella parte di te che non avevi ascoltato. Quella che vuole sapere se esisti ancora come donna, non solo come funzione.
Le donne della tua generazione sono cresciute con l’idea che il desiderio femminile dovesse indossare il cappotto della modestia. Adesso invece il tuo esce di casa in minigonna e pretende i complimenti. E ti dirò di più: fa bene. Perché non c’è nulla di male nel godersi un po’ di sguardi. Il male sarebbe se tu li cercassi per riempire un vuoto che tuo marito dovrebbe colmare e non colma. Ma tu torni da lui felice, addirittura rinvigorita: sei come quelle donne che fanno pilates altrove per condurre meglio la giornata dentro casa. Cross-training emotivo. Succede.
Però - c'è un "però" e permettimi di tirar fuori il bisturi - presta attenzione alle confidenze dell’anima: quando un desiderio cresce, non sempre resta educato. Se oggi ti basta uno sguardo, domani potrebbe non bastare. E non perché tu sia cattiva, ma perché sei umana.
La tua autostima non è malata: è affamata. E sta chiedendo di essere nutrita da te, non dagli occhi degli altri. Gli sguardi servono come antipastino: carini, stimolanti. Ma il piatto principale - cioè sentirsi bella, viva, degna - te lo devi preparare tu.
Una nota finale, per chiudere con crudeltà affettuosa: non stai tradendo nessuno, ma forse dovresti chiederti perché tuo marito non è parte del tuo bisogno di sentirti desiderabile. Lì c’è un nodo che merita più attenzione del cameriere che ti sorride al bar.
Rassicurata? Spero di no. Provocata? Spero di sì.

Affettuosamente tua,
Rosa Rosæ