È il piano A. Amore per se stesse, Autonomia, Autoironia. Se non puoi fare sesso con amore - o perché non sei innamorata, o perché sei innamorata ma lui ha l’empatia di una ciabatta bagnata - puoi divertirti da sola. No, non è solitudine. È Autodeterminazione (toh! la quarta A).
Lo spiego con un pizzico di scienza sexy (ma senza guanti in lattice).
"Il piacere sessuale solitario - scrive Roberta Giommi, psicoterapeuta e sessuologa, presidente ASI - è parte integrante della salute mentale e relazionale di una persona". Finalmente una che lo dice senza arrossire: il piacere solitario non è un vizio, è igiene mentale. Solo che la società continua a trattarlo come fosse l’equivalente sessuale del mangiarsi le unghie: un disdicevole tic nervoso.
"Le donne che si masturbano regolarmente - rincara la dose Alessandra Graziottin, ginecologa e sessuologa clinica - hanno una migliore percezione del proprio corpo e maggiore autostima". E certo che hanno più autostima: almeno sanno che non serve aspettare un principe azzurro per sentirsi vive. E la percezione del corpo migliora perché, sorpresa!, finalmente il corpo diventa alleato e non nemico da correggere con Photoshop.
Alla faccia di chi predica la castità come se fosse un atto eroico: la castità è disidratazione emotiva. E con buona pace di tutti la masturbazione consapevole fa bene: migliora l’umore; riduce lo stress; aumenta la conoscenza del proprio corpo; favorisce rapporti futuri più soddisfacenti (se mai dovessero tornare di moda gli uomini emotivamente competenti).
Secondo uno studio pubblicato lo scorso anno sul Journal of Sexual Medicine, oltre il 60% delle donne intervistate dichiara che l’uso regolare di sex toys ha migliorato il proprio benessere sessuale. L’altro 40% o mente, o non ha ancora provato il modello con le orecchiette da coniglio.
Dall’invenzione nel tardo Ottocento "per curare l’isteria femminile” (spoiler: non serviva una cura, bastava un orgasmo), ai moderni stimolatori bluetooth che ti leggono l’umore, il vibratore è diventato il compagno discreto di chi ha smesso di accontentarsi.
È sempre disponibile. Non giudica. Non ti lascia in standby per settimane dopo un messaggio "visualizzato". Non ti chiede Ma ti è piaciuto? con lo sguardo di un cucciolo ansioso. E poi, diciamocelo, finché ci sono le pile (o una presa elettrica) ... "Il vibratore non è un sostituto, è uno strumento di consapevolezza e libertà" affermava Shere Hite, sessuologa e pioniera della sessualità femminile purtroppo dimenticata.
Il vibratore è il sex‑toy femminile più diffuso, subito dopo le palline vaginali. Non c'è che l'imbarazzo della scelta:
Negli anni Settanta e Ottanta, gruppi femministi sex‑positive come Vibrator Nation hanno fondato negozi e comunità incentrate sui sex‑toys, visti come veri atti di emancipazione femminile. Tra le figure-chiave, Betty Dodson: durante i suoi workshop "Bodysex", usava la Magic Wand per insegnare la masturbazione consapevole, e per far superare i sentimenti di vergogna e i tabù.
Negli anni ’90, autrici come Susie Bright hanno considerato il vibratore un simbolo radicale nel cuore del femminismo: l’idea era che il piacere personale fosse un’azione politica, una presa di potere.
Alcune correnti radicali, influenzate da Andrea Dworkin o Catharine MacKinnon, temono invece che il sessualismo commercializzato possa oggettivare il corpo femminile.
Le riflessioni queer-femministe sottolineano che i sex-toys, inclusivi e tecnologici, sfidano ruoli di genere imposti, permettono espressioni sessuali diverse e sostengono la libertà di scelta.
Infine, nella visione post-femminista moderna, il vibratore viene considerato come autonomo, neutro, liberatorio: un accessorio quotidiano di benessere, perfettamente in linea con l’idea di libertà personale e di scelte emotive e sessuali autonome.
La statistica più recente, giugno 2024, è un'indagine LELO (noto brand svedese di sex toys) in collaborazione con l'Istituto AstraRicerche, su un campione di 1.000 persone tra i 18 e i 65 anni.
A parte la battutaccia della serie "più studiano, più sporcaccioni diventano" ... vabbé, passatemela ... si tratta di uno studio sponsorizzato da un'azienda, quindi utile ma non è l'ISTAT.
Esiste un confronto "più popoloso" ma meno recente: il sondaggio commerciale EasyToys del 2022 riportava che il 77,82% del campione ha dichiarato di aver usato almeno un sex toy (cifra molto più alta e da prendere con le pinze per metodo/campione). La ragione? Sia curiosità personale che desiderio di rinnovare l’intimità di coppia, con il 51 % degli utenti che li utilizza anche insieme al partner.
Altri studi più recenti (Businesscoot, Nielsen, Panorama) stimano che oggi la quota femminile si aggiri intorno al 40 %-50 % della popolazione adulta femminile.
Esistono tre fonti statistiche che metodologicamente stanno più in piedi, anche se datate:
Il sesso senza amore è come un risotto senza mantecatura: magari funziona, ma poi ti lascia con la bocca asciutta. Non c’è intimità, non c’è connessione… e spesso nemmeno l’orgasmo.
Col sex toy ci si capisce al volo: non si offende se cambi posizione; non pretende di dormire da te; non ha l’ansia da prestazione; ma soprattutto non ti racconta che non è pronto per una relazione mentre ti slaccia il reggiseno.
L'uso è più diffuso di quanto non si dichiari e di quanto non riportino le statistiche. Donne giovani, spesso senza guida educativa, alla ricerca di sé; donne adulte che li sperimentano nella relazione, per piacere e salute; donne più mature che li usano come alleati per il benessere.
Dall’adolescenza alla menopausa, il vibratore non va in pensione: cambiano solo il contesto e la motivazione. Un compagno di viaggio al femminile, anche se restano tabù e stigma.