"Effetto branco": la Donna come meccanismo narrativo dell'Uomo

Se Maschilismo e Sessismo si travestono da humour. Cambiano i mezzi, non cambia la logica: è la (sub)cultura del Patriarcato.

La "cornicetta" (sub)culturale

Dalla barzelletta degli anni Cinquanta ai gruppi WhatsApp/Facebook/Telegram del 2025, il "Mia moglie" si conferma come topos eterno, immarciscibile: l’uomo medio ha sempre avuto bisogno di dire "Mia Moglie" non per amore, ma come estensione del proprio Ego. 
Lo scandalo delle chat "Mia Moglie" - dove gruppi vengono messi in piedi da un branco di ometti per scambiarsi foto, battutine e storie sulle rispettive consorti, in un misto di goliardia e sessismo - è roba da manuale di microsociologia contemporanea.
È la solita storia: il digitale prende una pratica antica (il pettegolezzo da spogliatoio) e la amplifica, la archivia, la spettacolarizza, con l'aggiunta della dinamica del branco virtuale.

In questa triste vicenda, la Donna (la femmina) assolve al ruolo di "meccanismo narrativo" dell'Uomo (il maschio): serve a definire il suo status, la sua virilità, la sua frustrazione e quindi diventa rispettivamente status symbol, trofeo da mostrare, barzelletta pronta all’uso.
Non c'è più differenza tra la "persona reale" e il "personaggio sociale" creato all'interno del gruppo: la Donna non è più un "soggetto", ma "oggetto" in quanto "avatar narrativo". 

"Mia moglie" non è un atto comico, è un rituale identitario maschile. Serve sempre allo stesso scopo: confermare al branco che la donna è proprietà, fastidio o punchline. Cambiano i mezzi, non cambia la logica: è la (sub)cultura del Patriarcato.

Timeline di un fatto di cronaca

  1. Origini e pratica abusiva (2019 - estate 2025)
    Gruppo pubblico su WhatsApp/Facebook/Telegram, attivo almeno dal 2019, con circa 32 mila iscritti che condividevano foto intime (spesso non consensuali) di partner o conoscenti, corredandole di commenti degradanti. Alcuni contenuti risultano anche manipolati/AI. Il caso esplode a fine agosto 2025.
  2. Emersione e mobilitazione (18–20 agosto 2025)
    Il 18 agosto la scrittrice Carolina Capria (IG: lhascrittounafemmina) denuncia pubblicamente il gruppo; associazioni e utenti chiamano alle segnalazioni. I media rilanciano: si parla di migliaia di segnalazioni a Meta e alla Polizia Postale.
  3. Rimozione del gruppo da parte di Meta (20 agosto 2025)
    Il 20 agosto 2025 Meta chiude "Mia Moglie" per violazione delle policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti, confermando la collaborazione con le forze dell’ordine.
  4. Indagini e "maxi-inchiesta" (dal 3 settembre 2025)
    La Procura di Roma apre un fascicolo per revenge porn (art. 612-ter C.P.), con la Polizia Postale che acquisisce e archivia i contenuti/commenti. Le verifiche si allargano anche ad altri canali/siti (es. "Phica"), con ipotesi di presenza di minorenni tra le vittime.
  5. Rischio "diaspora" dei contenuti (fine agosto - settembre 2025)
    Le autorità segnalano che, nonostante la chiusura su Facebook, materiale e screenshot possono persistere e circolare altrove (Telegram o forum esteri). Lo scandalo viene collegato a un fenomeno più ampio di “abusi d’immagine” online.
  6. Definizione del reato (settembre 2025)
    Reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza consenso (art. 612-ter C.P. a cui si aggiunge il "Codice Rosso" del 2019), procedibile a querela (salve aggravanti), con pene fino a 6 anni e aggravanti per uso di strumenti telematici. Già la Cassazione 2023 ha chiarito che in questa tipologia di reato rientrano "anche immagini di parti erogene idonee a evocare sessualità".
  7. Stato dell’arte (al 16 settembre 2025)
    Gruppo chiuso, indagini in corso; le procure stanno aggregando i filoni d’inchiesta su piattaforme affini; associazioni e media tengono alta l’attenzione per evitare il semplice "spostamento" del fenomeno.
  8. Cosa rimane da chiarire
    Tracciabilità degli autori della prima pubblicazione e dei "rilanciatori" (ruoli e responsabilità differenziate).
    Tempi di rimozione e cooperazione piattaforme-forze dell’ordine nei casi futuri, per evitare nuove "diaspore".
    Quantificazione certa delle vittime e porzione di materiale non consensuale / deepfake.

La dinamica del "branco digitale"

Il gruppo WhatsApp/Facebook/Telegram come la nuova osteria: al posto di vino e bestemmie ci sono meme e sticker di dubbio gusto. Tutti più volgari, tutti più coraggiosi, perché c’è lo schermo a proteggerli. Non sei tu ad essere volgare, è il gruppo che applaude.

I like, l’emoji della fiamma, il forward compulsivo sono il carburante della catena di goliardia: "effetto branco" online. Peccato che non sia goliardia, ma l'esibizione del potere sul corpo altrui. 

La comicità tossica

Stavamo solo scherzando! Era per farci due risate tra uomini! Non c’è niente di più indegno, riprorevole (e noioso) di un uomo convinto di essere spiritoso quando insulta la propria "moglie".

Banale e infima la scusa dell'umorismo: la coperta di Linus - troppo corta - del Maschilismo travestito e del Sessismo interiorizzato.

Il cortocircuito dello scandalo

Tutti sanno, tutti ridono, fino a quando qualche screenshot non scappa di mano. La farsa diventa tragedia e tutti a gridare allo scandalo.

Ma nessuno a chiedersi perché certe dinamiche siano ancora considerate "goliardia". La morale pubblica interviene solo quando il privato diventa condiviso oltre una cerchia ristretta.

In conclusione

Il vero scandalo non sono le chat. È che nel 2025 ci siano ancora uomini che pensano che ridere di "Mia Moglie" li renda più maschi. Si credono trasgressivi mentre sono solo mediocri, insipienti ... ominicchi.
Ogni “Mia moglie” è un promemoria: il Patriarcato ha sempre bisogno di ridere di qualcuna per sentirsi vivo. Ma sapete cosa? Il pubblico è stanco, la barzelletta non fa più ridere.
La farsa si smaschera, e sotto resta solo la patetica paura di certi uomini fragili che per farsi coraggio hanno bisogno del "branco", che per sentirsi forti hanno bisogno di fare immondizia delle loro donne. Ad maiora!