Cara Rosa, l’autoerotismo è una patologia? No!

È il corpo che parla chiaro. Non c’è più niente da provare, né da dimostrare. L'autoerotismo è una forma di sovranità.

Cara Rosa,

credo di avere un problema.
Mi sono separata dal mio compagno e padre dei miei due figli tre anni fa e dopo sedici di vita insieme: una domenica mattina, abbracciati, ci siamo detti di essere "amici" e non più "amanti".
Non è stato facile, ma a distanza di un anno, e con buona pace dei nostri figli, le nostre vite hanno preso una strada differente. Continuiamo a volerci bene, a trascorrere del tempo insieme (e non solo perché genitori) ma altre persone sono entrate nella nostra vita. Niente di importante al momento.
Qual è il problema allora?
Mi piace il sesso, ma sempre più mi pare che farlo con altri uomini non mi gratifichi per niente. Alla fine, mi resta sempre quel non so che di disagio.
E così recentemente ho riscoperto l’autoerotismo, come fossi tornata ragazzina. Continuo a esplorare il mondo dei maschi, mi gratifica la loro attenzione, ma all’idea del sesso senza amore preferisco far da me.
Non ho vergogna a confessarlo, ma mi chiedo se non sia una deriva patologica.
Grazie della tua riflessione.

Anita, 49 anni

Cara Anita,

sì, credo proprio che tu abbia un problema. Il problema è che pensi di avere un problema.
Hai attraversato una separazione civile, matura, affettuosa (una delle rarità più preziose nell’archeologia dei sentimenti contemporanei), hai cresciuto dei figli, hai riscoperto il tuo corpo, il tuo piacere, i tuoi limiti, le tue preferenze.
E ora ti chiedi se il fatto che tu conosca il tuo clitoride meglio di chiunque altro sia un segnale patologico?
Tesoro mio. Hai appena descritto l’equilibrio emotivo e sensuale a cui molte donne non arrivano nemmeno in punto di morte.
Chiariamo un punto: il sesso con altri uomini ti lascia un retrogusto non gradevole? È il corpo che parla chiaro. Non c’è più niente da provare, né da dimostrare. Ti può far piacere essere desiderata, osservata, corteggiata ma al momento non vuoi essere invasa.
Vuoi esplorarti, ma senza dover concedere la tua pelle per avere un grammo d’intimità.
E sai cosa c’è di patologico in tutto questo? Assolutamente niente.
Anzi, ti dirò di più: il tuo autoerotismo non è una regressione adolescenziale, ma una forma di sovranità.
In un’epoca in cui il corpo delle donne è ancora oggetto, offerta, target, performance, tu hai scelto di non regalarlo a chi non ha chiesto di conoscerlo veramente.
Cosa stai facendo, Anita? Stai riscoprendo il piacere non mediato dal bisogno di piacere.
E questa sì che è una rivoluzione. Silenziosa, solitaria, potentissima.
In conclusione? Non sei patologica. Sei raffinata. E, se posso dirlo, sei anche più avanti di quanto tu possa immaginare. Goditi questa fase. Esplorati senza ansia di prestazione sociale.
E quando - se - arriverà qualcuno capace di entrare nel tuo spazio senza scompigliarlo, lo saprai.
Non ti serviranno dubbi. Né giocattoli.

Con stima e ammirazione,
Rosa Rosæ