Cara Rosa,
eccomi qui pronta a farmi fare pelo e contropelo. Lo so bene, oramai, che "casi" come il mio istigano al pregiudizio o addirittura alla maldicenza.
La mia amica del cuore, quella che dovrebbe volermi bene, mi apostrofa con dispetto "l’eroina dei due mondi": sono quella che tiene i piedi in due paia di scarpe da oltre sette anni anni e lo ha fatto ponendosi l'obiettivo di una felicità diffusa e più piena per tutti.
Ho un marito (ufficialmente marito, così registrato allo stato civile) e un altro marito (questo non registrato) che convive con noi. Viviamo in tre, anche se è più corretto dire che vivo con due mariti-compagni che amo alla follia e che mi amano incondizionatamente. Nella nostra casa ci sono tre camere da letto: a volte uno dei due viene a trovarmi nella mia, a volte vado io a trovare uno di loro nelle rispettive camere. Non c'è mai stata una sessualità a tre. Ma ci sono stati molti momenti in cui abbiamo condiviso gioie e dolori tutti insieme.
Tutto perfetto fino a qualche mese fa e poi lo scontro frontale questa estate mentre si era in vacanza al mare. Siamo pressoché coetanei, cinquantenni, tutti indipendenti sia economicamente che affettivamente. Ma qualcosa si è rotto. Senza una ragione precisa.
Tra Luca e Alfredo si è accesa una competizione insana: da chi ha mangiato cosa più dell'altro, a chi avrebbe dovuto fare e non ha fatto, fino a chi dovrà passare la serata nel mio letto e a prescindere da quello che penso io.
Provo disagio e amarezza, perché in questa nuova condizione senza armonia è come se il mio ruolo fosse stato relegato a mero oggetto della contesa.
C'è ancora amore? Non lo so. Soprattutto non so come aggiustare questa relazione.Manuela, 54 anni
Cara Manuela,
Cinque anni a giocare all’ambasciatrice della felicità diffusa, e adesso ti stupisci se la tua ONU sentimentale è finita in guerra civile? Ma davvero?
Partiamo dal quadro iniziale: tu con due mariti – uno col timbro dello Stato e l’altro col timbro della fantasia – che vivevano in pace, ognuno con la sua cameretta, come in un condominio a rotazione. Non ménage à trois, no: solo una turnazione tipo calendario delle pulizie.
All'Inizio ti sembrava che tutto filasse liscio e in armonia? Certo, ma solo perché il testosterone era sonnacchioso. Adesso che l’età avanza e le insicurezze mordono, ti ritrovi con due cinquantenni in piena sindrome del maschio alfa che litigano per il tuo letto come due galletti da cortile.
Tu dici di sentirti relegata a "mero oggetto della contesa": ecco, tesoro, perché lo sei diventata. Quando fai della tua vita un triangolo equilatero, non stupirti se a un certo punto diventa un triangolo isoscele. E indovina chi finisce per stare sull’angolo più scomodo?
Ti chiedi se ci sia ancora amore: certo che sì. Solo che non è più amore per te: è l'amor proprio, è la lotta a chi la spunta, è la versione domestica di Highlander: "Ne resterà soltanto uno".
Come aggiustare la relazione? Non la aggiusti. La ricostruzione di solito si fa dopo i bombardamenti, non mentre le bombe cadono. Tu puoi solo decidere se restare in mezzo al fuoco incrociato, facendo da trofeo ai loro ego feriti, o se alzarti e ridisegnare tu le regole del gioco.
Vuoi un consiglio spietato?
Abbandona l'utopia di fare la restauratrice del poliamore ben educato: o rimetti i confini (e seri), o ti ritrovi a 60 anni a litigare su chi ha sparecchiato più o meno piatti.
L’armonia non torna da sola. O la imponi tu, o la farsa finisce qui.
Con sarcasmo letale,
Rosa Rosæ