Sua Maestà il Gatto: decalogo per lasciarsi addestrare

La loro lezione? Ci si può evolvere restando autentici. E rappresentano la versione più realistica dell’amore: non sempre, non comunque, non gratis.

C’è stato un tempo in cui, nel miraggio del benessere olistico, svuotavo il portafoglio per corsi di yoga, cristalloterapia e fitoterapia, meditazione e ayurveda. Tutto per imparare a rimanere imperturbabile, a non fare una piega qualunque catastrofe potesse abbattersi sulla mia testa.
A un certo punto – non so più neanche come sia cominciata questa storia d’amore – sono arrivati i gatti e ho pensato che sarebbe bastato studiarli per essere come loro, che tali lo sono dalla nascita: sì, im-per-tur-ba-bi-li. E benché il mio portafoglio continui a svuotarsi tra croccantini, lettiera e sedute dal veterinario, credo di non poter immaginare una vita senza la loro compagnia.

Gattara? Se per gattara si intende “colei che si circonda di gatti e non di uomini” allora sì, lo sono! Mi piace il corollario di felini come fossero le reincarnazioni di Bastet. Il mio cuore smette di blindarsi già alla loro vista.
Innanzitutto per l’eleganza con cui manifestano il disprezzo. Io li adoro quando mi puntano con lo sguardo socchiuso e aristocraticamente sostenuto come a dire Sì, puoi accarezzarmi, ma sbrigati ché ho altro da fare oppure Ehi bambola, tanto io faccio comunque quel che voglio e tu arrangiati!. Proprio così, mi sento osservata dall’alto come fossi la stagista alle prime armi.
Del resto, dall’antico Egitto alle storie su Instagram, i gatti sono sempre rimasti fedeli a se stessi: lo dice la Scienza, questa è la loro forza nonostante siano in grado di adattarsi a contesti molto differenti. Sono “l’esempio perfetto di evoluzione ben riuscita” dicono i biologi. C’è proprio da imparare dai gatti!

Li perdono per le nuvole di pelo e gli artigli affilati. Li ammiro per la spocchia flessuosa e letale quando camminano per casa con la coda in alzabandiera come fossero Grace Jones sul palco. Li invidio per le 20 ore al giorno di sonnecchiamenti senza sensi di colpa, mentre io annego nello stillicidio infinito dello smart working. Li venero perché rappresentano la versione più realistica dell’amore: non sempre, non comunque, non gratis. Ovvero, l’amore è possibile, purché si accetti di non controllarlo.

Il gatto non è un animale da compagnia, ma un sovrano assoluto che governa sulla casa e su tutto quello che la casa contiene, umani inclusi. Non è prevista una convivenza pacifica tra pari: è guerra di posizione, nel migliore dei casi una complicata diplomazia. Vuoi un gatto? E allora ecco un decalogo per il tuo addestramento.

1. L’umano non è il padrone
Se si pensa di esserlo, si parte col piede sbagliatissimo. Il padrone è il gatto: ti tollera come un maggiordomo mediocre con contratto a vita, al massimo come il coinquilino con reddito fisso. Sarà il gatto a dettare orari, spazi e confini. Questa è la base. Preparati, rassegnati: se non lo accetti, adotta un cane.

2. Il gatto non sbaglia mai
Ha rovesciato il vaso della dinastia Ming? Il vaso è l’intruso che si è palesato al suo passaggio. Ha allagato il portatile da 2000 euro? Colpa tua che senza ragione hai poggiato il bicchiere pieno d’acqua lì accanto. Ha disintegrato l’impagliatura della sedia della nonna? La paglia ha osato fargli un fastidioso solletico durante i meritati riposini. Fine della discussione.

3. I graffi(ti) sono arte contemporanea
Non sprecare tempo e denaro con i tiragraffi di ultima generazione; e neppure con gli “impacchettamenti” dei mobili nella plastica. Il gatto marca il territorio e si fa la nail-care graffiando. Non è distruzione, è performance. Quel divano ridotto a brandelli vale più di un Banksy, anche se non puoi rivenderlo.

4. La richiesta infinita di cibo non è fame
Miagola, ti reclama e si dirige verso le ciotole? Non vuole mangiare, pretende che tu rinnovi il suo rito. Ciotole lucide come se ci avessi passato l’Argentil, croccantini disposti come mandala tibetano, l’acqua che così fresca neanche il Petrarca avrebbe potuto immaginarla. Una leccata, ti da le spalle e via: per ricordarti chi comanda e quali siano le tue mansioni.

5. Mai chiedere coerenza al gatto
Un minuto prima è un monaco in meditazione, quello dopo è un lottatore di wrestling sul cuscino di seta. Un secondo prima ti ignora altezzoso, quello dopo ti coccola con tenerezza. Schizofrenia? No, non preoccuparti. Per il gatto, solo gli sciocchi sono coerenti.

6. Strusciate e fusa sono solo fake
Attenzione! Verseggia mellifluo mentre si struscia? Si accovaccia sulla pancia e attiva il ronronron? Non ti sta dicendo Ti amo. Si tratta di una strategia consapevole per farti rilasciare endorfine: è manipolazione acustica, propaganda sonora. Ti rilassa, ti ipnotizza e ti resetta sulla modalità Io sono il giocattolo del gatto, mentre lui complotta contro il mobilio.

7. Il letto è del gatto
Stanca morta ti fiondi nel lettone pregustando l’abbraccio tenero di Morfeo? Illusa. Cinque secondi, cinque, e il gatto balza su, ti obbliga alla posizione che gli è funzionale, due giretti su stesso e ronfa. Tu devi rimanere immobile, in trappola, ai margini, occhi sbarrati. Appena ti addormenti, lui va via (svegliandoti), per ritornare alle quattro in punto del mattino (risvegliandoti). Niente da fare: o rinunci alla supremazia sul tuo letto, o cambi casa (ché se cambi solo letto, è uguale).

8. Non inseguirlo, lascialo sparire
Quando non vedi più il gatto per ore, non è scappato. È la sua versione evoluta di ghosting. È la sua maniera zen di dirti che l’assenza è un messaggio più eloquente della presenza. Quindi inutile inseguirlo: ti sta solo ricordando che nella relazione lui è il libero pensatore, tu l’umano dipendente affettivo.

9. Non sperare in una fedeltà incondizionata
Il gatto è diplomatico. Il gatto è machiavellico. Il gatto ti osserva, ti prende le misure, ti manipola, ti usa, ti snobba. E domani sarà pronto a fare le fusa al tuo peggior nemico. Impara.

10. L’ultima parola è sempre del gatto
Non importa quante regole si possa scrivere. Il gatto è il manuale, l’umano deve studiarlo.

Post Scriptum: Rosa Rosae, dai suoi tre gatti, si sente amata. E gliene è grata.