Il mondo trans non sta bussando alla porta: è già dentro da un pezzo

La transizione non è un’estetica: è un'opera identitaria ad alta precisione, fatta di realtà, carte bollate e nervi saldi.

Identità di genere e orientamente sessuale

Il mondo sociale non si divide in "cis-normale" e "oltre": è un arcobaleno complesso. Ignorare quell'oltre (nelle relazioni, nel corpo, nella cultura) significa leggere metà del romanzo o, peggio, solo le parti che ci fanno comodo.
Per raccontare l'arcobaleno bisogna fare una premessa importantissima: si pongono due questioni, una relativa all'identità di genere e l'altra all'orientamento sessuale. Partiamo dall'ABC ...

  • Sesso (biologico)
    Caratteristiche fisiche/originali di fabbrica: cromosomi, ormoni, anatomia. Non è binario "puro": esistono anche le variazioni intersex.
  • Identità di genere
    Chi sei per te stessə (uomo, donna, non-binario, ecc.). È un’esperienza "interna", non dipende da look o organi.
  • Espressione di genere
    Come ti presenti (gesti, voce, abiti, codici culturali). È sociale e stilistica.
  • Orientamento (sessuale/romantico)
    Verso chi provi attrazione (etero, gay/lesbica, bi/pan, asessuale, aromantico…). È direzione del desiderio, non "chi sei".

Quindi:

  • Identità = CHI SONO
  • Orientamento = CHI DESIDERO
  • Espressione = COME MI MOSTRO

Identità di genere
È la risposta a chi sono?: uomo, donna, non-binaria, ecc.
È interna, si autodichiara, non si misura a colpi di cromosomi né di guardaroba.
Tradotto: è la bussola, non l’abito.

Orientamento sessuale (o romantico)
È la risposta a chi desidero/di chi mi innamoro?: donne, uomini, entrambi, tutte le persone, nessuna, ecc.
È la direzione del desiderio, non dice nulla su chi sei.

Compresa questa premessa, è tutto più semplice. Il resto è solo supposizione. E quella, si sa, prende spesso cantonate.

Cisgender vs Transgender vs Travestitə

Quando parliamo di Cis e Trans non c’azzecca per niente l’orientamento sessuale, ma solo ed esclusivamente l'identità di genere. Mischiare le due cose è come usare il concime delle camelie per farsi il caffè.
Cis e Trans rispondono solo ed esclusivamente alla domanda chi sono?.

Cisgender (Cis)
Se l’identità di genere coincide con il sesso assegnato alla nascita, ovvero se tu ti riconosci in quello. Fine.
Esempio. Ti nasce una bimba, la chiami Margherita, cresce, si guarda allo specchio e dice: Sì sono donna e mi chiamo Margherita!
"Cis" in latino vuol dire "dalla stessa parte"... non fa molto glamour, ma fa curriculum.

Transgender (Trans)
Se l’identità di genere NON coincide con il sesso assegnato alla nascita, ovvero se tu NON ti riconosci in quello. Fine.
Esempio: Ti nasce un bimbo, lo chiami Mario, cresce, si guarda allo specchio e dice: No, non sono un uomo, sono donna e mi chiamo Maria!
"Trans" vuol dire che la persona ha attraversato la linea tracciata alla nascita per essere fedele a sé stessa; e anche questo è un curriculum di tutto rispetto.

La definizione di Cis e di Trans non ha nulla a che fare con l'orientamento sessuale (chi desidero?) e neppure con l'espressione (come mi mostro?).
E qui introduciamo una terza categoria, giusto per fugare ogni dubbio/equivoco sul nascere.

Travestitə (Drag / Crossdresser)

Se indossi abiti dell'altro genere per espressione artistica o spettacolo, per piacere personale, senza che venga messa in discussione la tua identità di genere.
Esempio (e qui vi cito un caso noto, di un personaggio che mi fa letteralmente impazzire): Gianluca Gori - incredibile attore e regista teatrale - dal 2011 si trasforma in Drusilla Foer, nobildonna progressista e icona gay.
Il Travestitismo è un'espressione, risponde solo ed esclusivamente alla domanda come mi mostro? e non ha quindi a che fare né con l'identità di genere né con l'orientamento sessuale.

Cisgender, Transgender e Travestitə seguono un orientamento sessuale (chi desidero/di chi mi innamoro?) a prescindere dalla loro identità di genere (chi sono?) e dalla loro espressione (come mi mostro?).
Significa che tuttə e tre possono avere orientamento etero, gay/lesbica, bi/pan, asessuale, aromantico, ecc.

Ora, se non è chiaro così ... Tacchi o barba non sono router del desiderio ... sono look, nient'altro che look ... E se confondi ancora identità di genere, orientamento sessuale ed espressione, ti trovi in galleria: controlla il GPS!

La Trans-formazione

Esistono due libri molto belli, interessanti, di cui consiglio la lettura (entrambi in italiano, quindi non ci sono scuse che tengano): Trans-formazione: L’essere e il divenire delle persone transgender a cura di Fabio Rapisarda (Franco Angeli, 2024) e Oltre il corpo di Luciano Di Gregorio (Franco Angeli, 2019). Parlano la stessa lingua, anche se con idiomi differenti: Fabio Rapisarda orchestra un coro clinico-accademico che spiega protocolli, contesti, pratiche per chi lavora con persone TGD; Luciano Di Gregorio sposta il fuoco "oltre il corpo", nelle traiettorie biografiche, dove la clinica incontra la vita. Sono manuale e racconto, bussola e taccuino: insieme diventano una mappa. Un pugno nello stomaco. Perché è davvero difficile immaginare le sfide che il Transgender deve affrontare sia rispetto alla propria identità di genere che alle relazioni. Provo ad elencarne alcune:

  1. Dentro (prima di tutto)
    Dissonanza tra chi sono e chi il mondo pretende che sia. Può voler dire disforia, ansia, tentativi di adattamento forzato. Non è "capriccio identitario": è sopravvivenza psichica.
  2. Nominarsi
    Nome e pronome sono il primo mattone. Sembra poco, ma è ossigeno. Ogni "ma sul documento c’è scritto…" è una micro-ferita che si somma alle altre.
  3. Coming out (non uno, molti)
    Famiglia, amici, vicinato, medico, scuola/lavoro. Ogni contesto ha regole, poteri e possibili ritorsioni. L’outing non consensuale resta un rischio reale.
  4. Transizione sociale (il quotidiano)
    Bagni, spogliatoi, sportelli, viaggi, controlli, codice fiscale che non torna con la faccia, misgendering "innocente". È fatica di realtà, non ideologia.
  5. Sanità (quando c’è)
    Trovare professionistə competenti e affirmativi, evitare gatekeeping, liste d’attesa infinite, percorsi ormonali (se desiderati), voce, epilazione, chirurgia (mai obbligatoria). Serve informazione e una rete che non ti faccia navigare a occhi chiusi.
  6. Carta e timbri (la burocrazia)
    Documenti, anagrafi, tessere sanitarie, banche, portali scolastici/INPS. Anche quando la legge lo consente, l’attrito amministrativo ti ruba ore, soldi e pezzi di dignità.
  7. Lavoro e scuola
    Dal "non vedo il problema" al "non possiamo proprio". Tradotto: carriera rallentata, mobbing soft, "scherzi" di classe. Servono policy chiare e alleati con spina dorsale.
  8. Denaro e tempo (i costi invisibili)
    Spese mediche, viaggi, giorni di permesso, guardaroba, voce, epilazione, pratiche legali. Il conto lo paghi in euro, ore ed energia mentale.
  9. Sicurezza e stigma
    Sguardi, battutine, aggressioni. La violenza non è un capitolo a parte: è il rumore di fondo che condiziona scelte e percorsi.
  10. Reti di cura (quando va bene)
    Gruppi, associazioni, famiglie che imparano, amici che disinnescano i conflitti, professionistə che non patologizzano. Qui il percorso da "pugno nello stomaco" può diventare strada praticabile.

In conclusione

Pensate ... il MIT (Movimento Identità Trans) è stato fondato nel 1979 e da allora è un pilastro della lotta trans in Italia; la sociologia di genere in Italia ha finalmente riconosciuto le esperienze LGBTQ+ come oggetto di studio solo dal 2012 con l’AIS Gender Studies Section; e solo negli ultimi anni la Ricerca ha iniziato a documentare come stigma e barriere sanitarie influenzino la qualità della vita delle persone trans e non-binarie in Italia.

La transizione non è un’estetica: è un'opera identitaria ad alta precisione, fatta di realtà, carta bollata e nervi saldi. Se il mondo smettesse di mettere ostacoli travestiti da "buon senso", metà del dolore sparirebbe da solo. Purtroppo la "cis‑normatività" - cioè quel presupposto sociale secondo cui "tutti sono cisgender" - è ancora fortemente radicata e causa marginalizzazione linguistica, istituzionale, medica. Fino ad allora: meno opinioni, più strumenti. Perché il mondo trans non sta bussando alla porta, è già dentro da un pezzo e pretende gender justice.