Cara Rosa,
il mio problema è avere una sorella perfetta. Otto anni più grande, la prima di quattro figli - tra di noi due maschietti quieti e indolori - alta, bella e solare, intelligente e talentuosa, brillante, sportiva ed esperta di economia domestica come se avesse ingoiato un manualetto degli anni sessanta. A scuola un orologio svizzero, all'università si laurea e viene già assunta. Un unico e immarciscibile fidanzato dalle medie che ora è suo marito. Perfetto, pure lui.
Io, invece, la pecora nera. Non sono brutta, ma mi impegno in trascuratezza e sciatteria fino a diventarlo. Non sono stupida ma dall'asilo alla laurea in Architettura ho sempre fatto il minimo, giusto per andare avanti. Ho cambiato mille fidanzati e vorrei cambiarne altrettanti perché mi annoio. E pure nel lavoro sono scostante: poche volte ho fatto l'architetto e più spesso mestieri che non c'azzeccavano con i miei studi. Al liceo, i nostri genitori mi hanno obbligata ad andare in terapia pensando che fossi "alterata" o "malata". Si sono dovuti arrendere al fatto che avevano due figlie che, pur generate dalla medesima coppia, erano entrambe sane anche se diverse.
Amo mia sorella e so che lei ricambia questo sentimento con la stessa intensità. Ma a quarant'anni faccio ancora tanta fatica a sostenere il peso di questo confronto che i nostri genitori tengono a rinfacciare continuamente. E questo è un problema. Io sono il problema.
Cosa chiedo a te? Non di consolarmi, ma di regalarmi la più feroce delle tue considerazioni: la stamperò, l'appenderò sul frigorifero della cucina, e la leggerò come un promemoria tutte le volte che mi sentirò tentennare.
Prosit!Costanza, 39 anni
Carissima Costanza,
accomodati pure: oggi la zia Rosa serve cinismo caldo con contorno di verità fritta.
Partiamo dalla sorella perfetta. Sai qual è il problema delle sorelle perfette? Che non esistono. Sono come quelle torte delle riviste patinate: sembrano impeccabili, poi scopri che sotto c’è il cartone a tenerle dritte. La tua, poveretta, ha passato la vita a fare l’edizione - in rilegatura deluxe - della figlia modello, mentre tu ti sei concessa un lusso ben più grande: essere una persona reale. E già questo ti mette in vantaggio.
Tu ti definisci "pecora nera" ... ma analizziamo un attimo la tua vita: hai provato, sperimentato, giocato, sbagliato; hai fatto mestieri improbabili ma non ti sei mummificata in un destino già scritto; hai cambiato fidanzati invece di conservarli sottovuoto come salumi di pregio; e soprattutto non ti sei trasformata in una copia carbone del manuale della "brava figlia".
Tesoro mio, la pecora nera è solo la pecora che rifiuta il gregge quando puzza di aspettative altrui. E quella bianca, spesso, è solo lavata più spesso e stirata ai bordi.
I tuoi genitori? Ah, i cari vecchi genitori! Eterni contabili dell’esistenza, sempre lì a fare il paragone tra la figlia-Excel (precisa, ordinata, con le celle colorate) e la figlia-PowerPoint (creativa, caotica, con effetti speciali e musica di sottofondo). Indovina quale delle due si ricorderanno i nipoti? Spoiler: quella che non li farà addormentare.
Ti senti "il problema"? Il vero problema è che sprechi ancora energia a chiederti se dovresti assomigliare un po' di più alla sorella perfetta. Sai cosa succede alle donne perfette? Che prima o poi si incrinano, perché la perfezione è una cipria messa a badilate sopra la fatica di piacere sempre. ll confronto con tua sorella non è una gara: è una trappola. E tu smetterai di caderci quando inizierai a preferire la tua vita imperfetta alla sua perfezione noiosissima.
Il tuo promemoria da appendere sul frigo eccolo qui: "La perfezione è una maschera. Dietro ogni sorella perfetta c’è una famiglia che ha bisogno di un trofeo. Io non voglio essere il trofeo di nessuno." Stampalo. Appendilo. E ogni volta che ti assale l'ansia da confronto, brinda! A te, non a lei.
Carissima, il mondo ha già abbastanza sorelle perfette. Grazie al cielo ogni tanto nasce una Costanza.
Prosit, davvero.
Con petulanza sororale,
Rosa Rosæ