Cara Rosa,
sono "in pensione" da troppo tempo, in tutti i sensi. Rimasta vedova a cinquant'anni, ho continuato a crescere i miei tre figli da sola. Dieci anni fa ho smesso di fare l'insegnante alle scuole medie. E oggi che non ho più né il lavoro né i miei figli da accudire, mi ritrovo a riflettere sulla mia vita, su me stessa.
Ho amiche con cui trascorro un tempo prezioso e interessi che ancora mi motivano a uscire di casa per vedere mostre, ascoltare musica, assistere a spettacoli teatrali, andare al mare o in montagna. Ma desidero tornare a provare amore: per condividere la mia vita con un uomo, che è un'altra cosa rispetto a farlo con le amiche. E anche ad avere una sessualità, che sarà certamente ricalibrata all'età che ho, ma di sessualità si tratta.
Un giorno mi è capitato di parlarne in presenza di alcune delle mie amiche e della maggiore dei miei figli. Scandalo! Come posso io, a settantadue anni suonati, farmi venire in mente delle idee così inopportune, strampalate, sconvenienti?
Allora ti chiedo: ma è davvero sconveniente che alla mia età, sia la mia affettività che la mia fisicità reclamino un ruolo? Davvero così scandaloso che una persona anziana desideri l'emozione dell'amore? Perché anziano viene assimilato ad asessuato? Passi per le mie amiche, pace all'anima loro, ma come posso spiegare ai mie figli questo rinnovato desiderio di una relazione?
Grazie per la tua risposta,Gabriella, 72 anni
Carissima Gabriella,
lo scandalo non è il tuo desiderio. Lo scandalo è vivere in un Paese dove, se sei una Over 60 - o, ancora peggio, una Over 70 - ti vogliono parcheggiata in una rotonda emotional-free, con la mantellina impermeabile, le babucce ortopediche e soprattutto un cartello al collo: "Funzione affettiva dismessa. Per favore non toccare."
E tu, invece, hai fatto la cosa più sana, più viva, più sensata che si possa fare dopo una vita piena di responsabilità: hai ascoltato il corpo e il cuore quando hanno ricominciato a bussare. Altro che sconveniente: è fisiologia, è intelletto, è desiderio, è sangue nelle vene. È la differenza tra essere vivi e fare finta.
Le tue amiche - poverette loro! - gridano allo scandolo perché sono spaventate dal fatto che tu stia rompendo un patto non scritto tra donne "anziane": quello di "accontentarsi", di non disturbare, di non reclamare più niente. Tu hai osato dichiarare "voglio ancora una storia, una pelle, una voce che mi parli vicino." Questo per molte è fantascienza.
E tua figlia? Tesoro, i figli - di qualsiasi età - hanno un difetto universale: credono che i genitori siano sospesi nel limbo della neutralità emotiva e che il loro compito sia amare i figli e basta. Quando scoprono che le madri hanno un cuore che pulsa, un corpo che vibra, un immaginario erotico, vanno in crash di sistema. Non perché sia sbagliato, ma perché li costringe a riconoscerti come persona intera, non solo come funzione materna.
Ma sai una cosa meravigliosa? Puoi spiegarglielo. Con calma, con ironia, con semplicità. Non devi giustificarti: devi informarli. Come diresti: "Domani vado al mercato." Solo che stavolta dici: "Sto ricominciando a vivere. E anche ad amare. È normale, sano, e fa bene."
La sessualità non ha scadenza come lo yogurt. L’affettività nemmeno. E la libertà, alla tua età, è finalmente una stanza tutta tua in cui puoi entrare, accendere la luce e dire: "Adesso tocca a me."
Vai, Gabriella. È ora.
Tua, sempre sfrontata,
Rosa Rosæ