Cara Rosa,
credo di avere perso definitivamente la fiducia nell’umanità maschile, o almeno in quella sua sottosezione che si aggira su Tinder e dintorni.
Ho quarant’anni, un lavoro che mi piace, amici splendidi e una vita sessuale che dovrebbe essere un giardino rigoglioso e invece diventa un campo minato appena i signori in questione scoprono che non mi rado il pube.
Perché a me piace così com’è: naturale, sano, morbido, vivo. E invece pare che per una parte non trascurabile del genere maschile ciò equivalga a un’allerta sanitaria.
Tre uomini, tre - nel giro di pochi mesi - si sono via via trasformati da cavalieri ardenti a impiegati dell’ASL in ispezione.
Il primo: «Ah… interessante… però non è… ehm… standard.» Che vuol dire "standard"? La donna con il pelo pubico è fuori da uno standard? Quale standard?
Il secondo: «Devo essere sincero, mi mette a disagio.» E me lo dice uno che si è presentato al primo appuntamento che l'ultimo shampoo lo avrà fatto tre mesi prima.
Il terzo, il più giovane: «Scusa… ma perché?» Perché no il contrario, avrei voluto chiedergli, ma era già scomparso.
Rosa, io sto benissimo così. Sono pulita, curata, felice. Ma questi uomini sembrano usciti da un tutorial su "Come infantilizzare l’erotismo in 5 facili mosse".
Dove sbaglio? E soprattutto: esistono ancora uomini adulti o devo fare domanda all’UNESCO per farli diventare patrimonio immaginario dell’umanità?Elena, 40 anni
Cara la mia Elena cespugliosa (permettimi l'aggettivo con complice e solidale affetto),
innanzitutto "Evviva il pelo!".
E partiamo dal punto essenziale: tu non stai sbagliando assolutamente niente, perché ognuno ha il diritto di vivere il proprio corpo come meglio crede.
Quindi il problema non è il tuo pube: sono gli uomini che hai incontrato. Hai beccato tre esemplari diversi dello stesso archetipo: l’Insicuro, lo Schifiltoso e il Bambino Spaesato, quelli che vedono due peli e credono di trovarsi davanti un’entità mitologica, tipo il Minotauro. E qui concedimi un momento di pietà - ma proprio un istante, brevissimo - perché questi signori non sanno cosa si perdono. Il corpo di una donna adulta, reale, vivo, non photoshoppato e non modellato sul template di qualche porno californiano tra il 2007 e il 2010 dà le vertigini a chi non sa farci i conti. È un problema di immaginazione erotica atrofizzata, non di igiene. E certo, una parte di colpa dobbiamo attribuirla alle cugine francesi, grandi sostenitrici della depilazione integrale ossessiva e soprattutto dello stato pubico pre-puberale: furono ribattezzate dalla rivista Elle con il neologismo "fufuniste"; e per traslato "fufunisti" i maschietti che ci andavano dietro. Ora ... se fufuniste e fufunisti percepiscono il corpo femminile attraverso il modello della pornografia, capisci bene che il "disagio" verso il pelo pubico parla solo di loro, mai di te.
E ora la parte utile, pratica, spietata:
1) Filtra meglio. Appena uno ti fa capire che ha un’idea preconfezionata del corpo femminile, segnalo come "materiale da scartare". Gli uomini adulti esistono - sono meno, certo, ma esistono - e preferiscono una donna che sa chi è, non un bonsai da potare.
2) Non giustificarti mai. La tua peluria non è un "tema da discutere": è il tuo corpo. Se uno si sconcerta, sconcertati tu di lui.
3) Non cambiare per compiacere. Mai. Radersi o non radersi è una scelta, non una concessione. Se un uomo ti vuole "personalizzare" come se fossi una skin di Fortnite… quel signore ha sbagliato stanza. E pianeta.
4) Non serve chiamare in causa l'Unesco per far mettere sotto tutela gli uomini "adulti" o il pube cespuglioso. Semmai c'è da augurarsi che alcuni uomini riescano a seguire un corso intensivo di educazione civica, culturale ed erotica.
Tieni duro, Elena.
Gli uomini adulti ci sono. Sono rari, sì, ma come tutte le specie rare, quando li trovi, mamma mia se valgono il viaggio!
Con orgoglio "pro-pelo",
Rosa Rosæ