Cara Rosa,
ti scrivo perché non sopporto più mio marito. Siamo sposati da 35 anni e, per fartela breve, io mi sento ancora una "ragazzina" che desidera fare esperienze, lui pianifica funerale e sepoltura.
Ma cosa ci è successo? Siamo coetanei, abbiamo vissuto "insieme" e poi è come se improvvisamente ci fossimo svegliati una mattina e ognuno fosse su una strada diversa, o addirittura su un pianeta diverso. Io continuo a lavorare, ad accudire i nostri figli o le loro nuove famiglie, a coltivare i miei interessi (la musica e l'arte), a incontrare le amiche e a frequentare la palestra. Lui sempre più negativo, insofferente al lavoro e agli amici, sempre forzato con i figli e i nipoti, scorbutico. Niente più momenti di svago insieme, niente intimità, niente dialogo neanche su cose importanti come la nostra famiglia.
Gli ho proposto di fare terapia di coppia: zero. Gli ho proposto di fare una lunga vacanza insieme: zero. Ho provato a coinvolgerlo di più nel mio tempo libero o a trascinarlo in cose che "erano" le sue passioni come il calcio e il cinema: zero.
Questa storia dura da due anni e io sono arrivata al punto che proprio non lo sopporto più e vorrei scappare via.Anonima, 62 anni
Cara Anonima,
il tuo matrimonio suona come un condominio in cui tu tieni aperte tutte le finestre e lui ha sigillato persiane, tapparelle e porta blindata. Tu palestra, musica, amici; lui necrologi, mugugni e aria da becchino in prova.
La diagnosi è semplice: siete sopravvissuti insieme 35 anni, ma da due siete già in piani diversi dello stesso palazzo. Tu ancora in terrazza con l’aperitivo, lui già in cantina a scegliere la bara.
Hai provato tutto: terapia di coppia, vacanze, passioni condivise. Zero. Ti resta solo una cosa: decidere se vuoi restare vedova anticipata di un marito vivo o se hai diritto a una vita che non sa di obitorio.
Perché sì, dopo una certa età l’amore si misura anche così: se la sua presenza ti dà vita o se ti toglie ossigeno.
E qui la risposta, mi spiace, pare scritta da sola. Non è una fuga la tua, è un atto di sopravvivenza. Scappare non è codardia, è igiene.
Con feroce lucidità,
Rosa Rosæ